Archivio | agosto, 2012

Quelli che…I dinosauri si sono estinti (tutti).

15 Ago

Immagino una conferenza affollata. Io che salgo sul palco con un dinosauro al guinzaglio, poco più grande di un pollo. Quel giorno, indicando la creatura, chiederò ai presenti se qualcuno abbia idea di che cosa sia. Il dinosauro, o pollosauro, sarebbe subito riconosciuto dagli studenti più bravi e diverrebbe l’oggetto di una straordinaria lezione sull’evoluzione“.  Jack Horner, paleontologo

Hanno ossa leggere e cave all’interno, e queste cavità contengono prolungamenti dell’apparato respiratorio, le sacche aeree, che non solo alleggeriscono il corpo, ma permettono di immagazzinare una maggiore quantità di aria, e quindi di ossigeno. Hanno lo sterno ingrandito a dismisura per permettere l’inserzione dei potenti muscoli che servono a battere le ali. Nell’arto anteriore gli ossicini del polso si sono fusi con quelli della mano formando il carpometacarpo, e le dita si sono ridotte. Il cinto pelvico è irrobustito, andando a comprendere anche alcune vertebre dorsali nel sinsacro; le stesse vertebre si sono ridotte di numero, soprattutto nella coda, dove quelle più distali si sono fuse nel pigostilo. Le ossa della caviglia e del piede si sono fuse in un tarsometatarso, con il primo dito ribaltato. Infine, l’intero corpo è ricoperto da piume con funzione isolante, e da penne che servono sia come copertura sia per il volo.

La maggior parte delle persone, leggendo questa descrizione, avranno capito di quale gruppo animale stiamo parlando. In effetti, l’anatomia degli uccelli è così peculiare che per molto tempo ai naturalisti è bastato trovare un osso o una penna per stabilire inequivocabilmente che il loro proprietario originale fosse un uccello.

Fino a quando arrivò lui…

Un giorno del 1861, in una località della Baviera chiamata Solnhofen emerse dalle lastre calcaree estratte nelle cave locali lo scheletro di una creatura vissuta alla fine del Giurassico, più di 150 milioni di anni fa. Il fossile somigliava in tutto e per tutto a un dinosauro: aveva zampe anteriori con tre dita artigliate, una bocca irta di denti e una lunga coda ossuta. Ciò che però sconcertò gli scopritori fu l’impronta che circondava lo  scheletro: nel finissimo calcare giurassico si era infatti conservata la traccia di lunghe penne che spuntavano dalle braccia e dalla coda, identiche alla singola penna fossile ritrovata solo l’anno prima nella stessa località e attribuita a un animale battezzato Archaeopteryx lithographica, “antica ala della pietra litografica”. L’Archaeopteryx è un fossile estremamente importante: non solo ha fornito un punto di partenza per l’indagine sull’origine degli uccelli, ma ha anche costituito la prova concreta che la teoria di Darwin sull’evoluzione, pubblicata poco tempo prima nel suo saggio  “L’origine delle specie”, aveva un fondamento, tanto che i detrattori della teoria additarono Archaeopteryx come un falso creato ad hoc a sostegno di Darwin.

Il più antico uccello (scoperto).

Archaeopteryx viene considerato il più antico rappresentante del gruppo denominato Avialae. Quello che è rimasto oscuro per molti decenni dopo la scoperta di  Archaeopteyx non è tanto in cosa si stesse evolvendo, quanto da dove arrivasse, cioè da quale animale si sia evoluto. Sono state avanzate numerose teorie in proposito: alcuni sostenevano che fosse un parente stretto dei coccodrilli, altri che fosse un “cugino” degli pterosauri, altri ancora che fosse un dinosauro le cui squame si erano evolute in penne. Quest’ultima ipotesi è sempre stata quella più in voga, ma mancavano le prove concrete, qualcosa che confermasse una volta per tutte la validità della teoria.

Dalla Cina la risposta.

La risposta è finalmente giunta negli anni Novanta, quando i paleontologi ebbero modo di studiare alcuni scheletri fossili rinvenuti in Cina, nella regione di Liaoning. Questi fossili sono conservati in sedimenti della Formazione Yixian e vengono datati a circa 120 milioni di anni fa, nel Cretaceo Inferiore; sono chiaramente dei dinosauri, ma come Archaeopteryx possiedono delle piume la cui morfologia spazia da quelle filamentose di Sinosauropteryx a quelle sviluppate e coerenti di Caudipteryx, fino al Microraptor con lunghe penne addirittura sugli arti posteriori. Questi straordinari ritrovamenti hanno dimostrato che le penne erano già presenti nei dinosauri, provando una volta per tutte che gli uccelli derivano proprio da essi, e in particolare dai bipedi carnivori del gruppo dei Teropodi. A ciò vanno aggiunti alcuni resti straordinari che testimoniano da parte dei dinosauri esempi di comportamento molto simili a quelli degli uccelli: fra questi, un Oviraptor morto accovacciato sulle sue uova mentre le stava presumibilmente covando (si è capito che erano sue  dagli embrioni rinvenuti in alcune di esse), e il troodontide cinese Mei long, il cui scheletro è acciambellato con la testa sotto una zampa anteriore, proprio come gli uccelli quando dormono. E’ quindi probabile che anche alcuni comportamenti degli uccelli odierni siano un retaggio dei loro antenati dinosauri.

Ma allora i dinosauri volavano?

Paradossalmente, i fossili di Liaoning hanno svelato un mistero ma ne hanno sollevato un altro: se le penne erano già presenti nei dinosauri, che chiaramente non volavano, a cosa servivano? Anche qui le ipotesi si sono sprecate, e fra le varie proposte vi sono l’isolamento termico: molto probabilmente i Teropodi erano predatori endotermi, o un po’ impropriamente “a sangue caldo”, per cui avevano bisogno di trattenere il calore corporeo. Oppure la comunicazione tra individui: penne molto colorate potevano aiutare i dinosauri a riconoscere i membri della loro specie. O ancora come un cosiddetto display sessuale: i maschi avrebbero ostentato un piumaggio vistoso nel tentativo di far colpo sulle femmine.

C’è da dire che nelle diverse famiglie di Teropodi le piume presentano caratteristiche diverse, che guarda caso corrisponderebbero grossomodo alla posizione nel cladogramma, ossia l’”albero genealogico” dei dinosauri.

Nelle famiglie più antiche si trattava di piume filamentose, dapprima con un solo “ciuffo” e poi con più d’uno; in famiglie successive si è sviluppato l’asse centrale (il rachide) con il vessillo, dato dai rami laterali o barbe, a loro volta ramificate nelle barbule; in famiglie ancora più derivate si sviluppano uncini sulle barbule che conferiscono coerenza al vessillo; infine, il vessillo diverrà asimmetrico e idoneo a consentire il volo: è una condizione che troviamo solo negli Avialae e nei Deinonychosauria. Appare perciò evidente che le penne dei dinosauri sono state impiegate solo in un secondo momento come supporto per il volo; ciò è accaduto con la comparsa delle penne asimmetriche, il cui profilo crea quell’effetto aerodinamico, detto di portanza, tale da ricevere la spinta verso l’alto fondamentale per staccarsi da terra.

Per conoscere la strada che da Archaeopteryx conduce agli uccelli odierni vedete qui.

Per approfondimenti sull’origine degli uccelli cliccate qui.

In conclusione, abbiamo visto come la discendenza degli uccelli dai dinosauri, fino a pochi anni fa ancora permeata dal dubbio, sia ormai considerata un dato di fatto.
La prossima volta che nel piatto troviamo un pollo arrosto, quindi, ricordiamoci che stiamo mangiando la coscia di un dinosauro!

Quelli che…Attento! Non mangiare il Pesce-Fragola!

8 Ago

Non saprei spiegare il perché della paura per gli Ogm, è difficile dire come nasca la paura e come si possa bloccare il timore di qualcosa che non si conosce. E’ una forma di superstizione e va combattuta come tutte le cose inesistenti che possono essere più pericolose di quelle esistenti“.  Rita Levi Montalcini

Cosa sono gli OGM.

Con il termine Organismo Geneticamente Modificato (OGM) si intendono soltanto gli organismi in cui parte del genoma sia stato modificato tramite le moderne tecniche di ingegneria genetica. Non sono considerati “organismi geneticamente modificati” tutti quegli organismi il cui patrimonio genetico viene modificato a seguito di processi spontanei (modificazioni e trasferimenti di materiale genetico avvengono infatti in natura in molteplici occasioni e tali processi sono all’origine della diversità della vita sulla terra), o indotti dall’uomo tramite altre tecniche che non sono incluse nella definizione data dalla normativa di riferimento (ad esempio con radiazioni ionizzanti o mutageni chimici). (Direttiva 2001/18/CE)

In realtà il termine Organismi Geneticamente Modificati non è un termine usato dalla comunità scientifica in quanto troppo generico. OGM viene correntemente utilizzato dai media per descrivere solo una particolare modifica del patrimonio ereditario e solo quando questa si applica al mondo vegetale. In realtà esistono molti modi di modificare il patrimonio genetico di un organismo e l’uomo usa molti mezzi da tanti anni per piegare batteri, lieviti, piante e anche virus alle sue esigenze. Gli OGM sono in realtà solo il termine usato dai mezzi di comunicazione di massa per descrivere piante in cui sono stati trasferiti uno o pochi geni per trasformare cellule o tessuti vegetali.

Per un quadro scientificamente chiaro ed esauriente sugli OGM vedere qui e qui.

Coltivazioni OGM nel mondo.

L’ISAAA (International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications) rilascia ogni anno i nuovi dati sulle coltivazioni di OGM nel mondo: al 2011 siamo a 160 milioni di ettari coltivati da 16,7 milioni di agricoltori quindi con appezzamenti di terreno di circa 10 ettari ad imprenditore agricolo. Si sono aggiunti solo nel 2011 ben 12 nuovi milioni di ettari.

L’OGM che non è mai esistito.

Veniamo ora all’OGM più citato della storia, la Fragola-Pesce. Ovvero una fragola che sarebbe stata resa resistente al gelo attraverso l’inserimento di un gene di un pesce artico all’interno del suo patrimonio genetico. In rete si trovano innumerevoli citazioni:

Non potevamo non partire da Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici. L’unico al mondo ad aver visto e discusso (UnoMattina Estate del 30 luglio 2007) il sapore dell’inesistente fragola-pesce.

Dalla trasmissione Report di Rai3: “Si è prodotta, per esempio, una fragola che è stata resa resistente al gelo inserendo dei geni di pesci che vivevano in zone fredde. Questa fragola ha cominciato a produrre un prodotto secondario che era il glicoletilenico, il comune liquido antigelo dei radiatori. Quindi sono diventate immangiabili”.

Anche su D la Repubblica delle Donne: “La fragola con il gene di una sogliola del mar Baltico che doveva renderla resistente al freddo, è stata un disastro: il risultato è una fragola che sa di antigelo. Gli esperimenti sono stati subito interrotti, e la fragogliola è finita sullo scaffale dei “cibi Frankenstein””.

Su “Piemonte Parchi”, rivista della Regione Piemonte: “In campo agricolo, lo scopo degli OGM è modificare una pianta inserendo nel suo DNA uno o più geni che le conferiscano le caratteristiche desiderate. Il caso dell’introduzione di geni di passera di mare nelle fragole per aumentarne la conservabilità è un tipico esempio”.

Nel dossier Biotecnologie e prodotti alimentari della COOP dove si afferma: “Un gene prelevato dal pesce artico inserito  in fragole e patate conferisce la resistenza al freddo e permette la coltivazione di questi prodotti in zone caratterizzate da bassissime temperature. E’ il caso della Finlandia, che ormai ha interrotto quasi  del tutto le importazioni di fragole, consumando quelle coltivate sul proprio territorio, per lunghi periodi dell’anno costantemente coperto da spessi strati di ghiaccio”.

Si tratta di affermazioni che colpiscono molto l’opinione pubblica sul piano emotivo e non ci si deve quindi sorprendere se poi il mercato degli OGM è ristretto “per la scarsa accettazione mostrata dai consumatori“.

Fortunatamente, per la tranquillità di tutti i consumatori e con buona pace degli ambientalisti, la fragola-pesce non esiste e non è mai esistita.

Come afferma Dario BressaniniNessuna multinazionale biotech ha mai annunciato lo sviluppo di un prodotto del genere. Nessuna università l’ha mai studiata a scopo commerciale. Nessuna azienda ha mai neanche lontanamente suggerito che sarebbe stata interessata a sviluppare fragole antigelo. In laboratorio ormai si inserisce ogni tipo di gene in cellule di vari organismi, fragole comprese ovviamente, ma il frutto non è mai stato raccolto, figuriamoci mangiato. Eppure ormai la “fishberry” è ormai leggendaria. Ma da leggenda urbana. E come ogni leggenda urbana che si rispetti, non è possibile risalire all’origine della storia“.

Nascita di una leggenda metropolitana.

Tutto nasce dai pesci artici. Esistono alcuni pesci che vivono nei mari artici che sono dotati di un particolare gene che codifica per una proteina che funge da anti-congelante, grazie a questa proteina il sangue di questi pesci non congela anche se questi animali si trovano a bassissime temperature, un grande vantaggio che permette la vita anche in condizione estreme.

Da questi pesci nasce l’idea di creare coltivazioni di fragole anche in paesi molto freddi, quindi l’idea di inserire il gene del pesce artico nella fragola per impedire il suo congelamento.

Ed è così che nasce la leggenda di “Fishberry” e come molte delle leggende anche questa non corrisponde a realtà, è un qualcosa che non è mai stato creato ma forse nemmeno pensato in nessun laboratorio del mondo. Il tutto nasce dalle floride menti dei propagandisti contro gli OGM, un modo per confondere le persone e portarle a schierarsi contro.

Potenza di una suggestione.

Ma è veramente possibile inserire nella fragola un gene per produrre una proteina capace di proteggerla dal freddo? Probabilmente sì, ma è anche probabile che se si   tentasse di sviluppare la fragola antigelo si andrebbe incontro a un fallimento, almeno allo stato attuale delle conoscenze.

L’unico articolo scientifico che parla di esperimenti simili è questo (leggi fragola-pesce). Dal testo si desume che trattasi di trasformazione di foglie, rigenerazione a callo e differenziamento di piantine la cui “morfologia non è differente dalla forma iniziale“. Insomma di lische di pesce non si parla, ma sopratutto non si parla di frutti. Gli autori non descrivono i frutti ossia le fragole (e sopratutto non li descrivono nelle generazioni ossia non si sa se erano delle vere piante transgeniche o solo delle chimere). Non si trova in letteratura scientifica notizia di un prosieguo di questa ricerca da parte degli stessi autori.

Ma il punto non è questo: il fatto è che l’immagine della fragola-pesce è troppo evocativa per lasciarsi scappare l’occasione di usarla. E’ un’invenzione mediatica geniale che ha avuto una fortuna immediata, come spesso è accaduto ad altre invenzioni linguistiche del variegato mondo “ambientalista”.

Non si vuole né difendere né demonizzare gli OGM. Ma prima di poter dare un’opinione e schierarsi in merito, si deve essere preparati sull’argomento, e sapere in realtà cos’è un organismo geneticamente modificato.

E non fidarsi di tutto quello che si legge o si sente in tv.

Quelli che…L’Uomo discende dalle Scimmie.

5 Ago

“Esistono 193 specie viventi di scimmie con coda e senza coda; di queste, 192 sono coperte di pelo. L’eccezione è costituita da uno scimmione nudo che si è auto-chiamato Homo sapiens.”  Desmond Morris, zoologo.

Fraintendimenti storici.

È l’estate del 1860, a Oxford (Inghilterra), e il libro di Darwin L’origine delle specie è stato pubblicato da soli sette mesi. Oltre 500 persone tra uomini e donne, in sobri ed eleganti abiti estivi, si sono riuniti alla British Association per assistere a un incontro sulle ultime scoperte scientifiche. Dal podio dell’oratore parla il vescovo Samuel Wilberforce, che spiega i princìpi del darwinismo, l’azzardata teoria secondo la quale gli uomini non sono una creazione divina, ma l’evoluzione di animali. L’enfasi nella voce di Wilberforce cresce quando domanda ai suoi ascoltatori se “discendono dalle scimmie per parte materna o paterna”.

È l’estate del 2004, a Dover (Pennsylvania, USA) un membro scontento del consiglio scolastico di una scuola pubblica, guidato dallo spirito di protesta, sostenne che bisognava escludere l’insegnamento dell’evoluzione dai programmi scolastici poiché insegna che “gli uomini discendono dalle scimmie e dagli scimpanzé”.

A Oxford come a Dover, non è stato messo in luce alcun reale difetto della teoria dell’evoluzione e non è stata apportata alcuna prova per smentire la relazione tra uomini e primati. In entrambi i casi l’evoluzione viene presentata in modo errato e criticata sulle basi di una reazione puramente emotiva alle implicazioni a essa collegate. Per valutare il mito che “gli uomini discendono dalle scimmie”, bisogna innanzitutto definire la reale posizione dell’evoluzione rispetto ai legami esistenti tra l’uomo e le altre specie viventi.

Un po’ di sistematica.

Gli uomini sono animali. Gli uomini hanno un passato evolutivo. Per individuare sia la posizione attuale che quella passata della specie umana nel mondo degli esseri viventi, è sufficiente iniziare classificando le diverse forme di vita: a quali gli uomini sono più simili e da quali invece differiscono?

Tutti gli esseri umani sono dei Vertebrati, infatti come tutti i vertebrati abbiamo una spina dorsale. Gli esseri umani sono mammiferi, infatti come tutti i mammiferi abbiamo peli o capelli, ghiandole che producono latte e tre ossa separate nella parte media dell’orecchio. Gli esseri umani sono primati, infatti come tutti i primati abbiamo unghie alle dita delle mani e dei piedi, un pollice opponibile e quattro incisivi nella mascella superiore e quattro in quella inferiore (mandibola). Gli esseri umani sono apes (scimmie antropomorfe), infatti come tutte le antropomorfe non abbiamo coda, le scapole sono poste sul dorso e non lateralmente e abbiamo un modello a Y dei solchi sulla superficie masticatoria dei molari.

L’ordine dei Primati si suddivide in due sub-ordini, le Proscimmie e le Scimmie o Antropoidi (Anthropoidea). Le Proscimmie comprendono i lemuri, i loris e i tarsi suddivisi a loro volta in numerose famiglie. Le Scimmie si suddividono in due infra-ordini, Platyrrhini o Scimmie del Nuovo Mondo, caratterizzate dal setto nasale largo e narici laterali divergenti, e Catarrhini o Scimmie del Vecchio Continente, caratterizzate da setto nasale stretto. Le Scimmie catarrine comprendono due superfamiglie, Cercopithecoidea, scimmie quadrupedi e con coda, ed Hominoidea, quest’ultima comprendente tre famiglie, Hylobatidae (i gibboni, il siamang ed altre specie che vivono nell’arcipelago indonesiano, nella penisola malese e in Indocina), Pongidae e Hominidae. I Pongidi, ovvero le grandi scimmie antropomorfe (great apes), comprendono l’orango (Pongo pygmaeus), che vive nelle foreste di Sumatra e del Borneo; il gorilla (Gorilla gorilla), lo scimpanzé (Pan troglodytes, lo scimpanzè di taglia maggiore, e Pan paniscus, lo scimpanzè pigmeo o bonobo, che alcuni considerano una specie distinta). Il gorilla e le diverse specie di scimpanzé abitano le foreste vergini dell’Africa equatoriale. Gli Ominidi sono rappresentati da un’unica specie vivente, Homo sapiens.

Da che parte è la ragione?

Il nostro viaggio attraverso il Mondo degli Animali ci ha portato sino alle basi della controversa e molto dibattuta affermazione che “gli uomini discendono dalle scimmie”. Da che parte è dunque la ragione?

Una semplice analisi delle caratteristiche degli esseri viventi dimostra chiaramente, come abbiamo visto, che gli uomini sono mammiferi e, tra questi, sono primati. È quindi possibile confutare le critiche di chi sostiene che credere nell’evoluzione significhi riportare l’uomo al mondo dei primati, perché in realtà l’uomo già appartiene a quel mondo.

In realtà l’uomo non può derivare da un animale che gli è contemporaneo, così come uno di noi non può essere figlio della propria cugina. Darwin affermò semplicemente che uomo e scimmia dovevano aver avuto, in un tempo non molto lontano, antenati comuni, così come due cugini hanno dei nonni o dei bisnonni in comune. Andando molto indietro nel tempo, si arriverebbe a quei pochi organismi primordiali che sono stati gli antenati di tutte le forme viventi attualmente presenti sulla Terra.

Si sente dire anche: “lo scimpanzé, antenato più prossimo […]“. La frase messa così è infatti sbagliata. Gli antenati più prossimi della nostra specie (Homo sapiens) non sono le scimmie moderne antropomorfe, ma ominidi ora estinti. Con le scimmie antropomorfe moderne noi intratteniamo una parentela alla lontana. Loro non sono nostri antenati e noi non siamo loro discendenti. Siamo cugini, il che significa che abbiamo nonni e bisnonni in comune.

Quindi affermare che l’uomo discende dalla scimmia, come spesso si sente dire, è un errore grossolano e gravissimo che commettono coloro che ignorano i dettagli di quell’importante conquista del genere umano che è la teoria dell’evoluzione. Le scimmie e l’uomo  (nonostante condividano gran parte del corredo genetico) appartengono infatti a due rami evolutivi diversi (e separati) con un antenato comune che oggi non esiste più in quanto tale.

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