Quelli che…È tutta colpa della Luna.

14 Lug

“È tutta colpa della Luna, quando si avvicina troppo alla Terra fa impazzire tutti.”  William Shakespeare.

È sera. Fermiamoci e rivolgiamo il nostro sguardo in alto. La Luna sarà lì, unico satellite naturale della Terra. Fin dall’antichità la Luna ha stimolato l’interesse e la fantasia dell’uomo. Mitologie lunari si ritrovano in tutte le culture: la sua misteriosa luminosità e la mutevolezza periodica del suo aspetto hanno da sempre spinto gli uomini a immaginare una possibile correlazione tra le vicende terrene e il nostro satellite.

20 luglio 1969. Neil Armstrong lascia la prima impronta di piede umano sul suolo lunare. Oggi, a oltre quarant’anni dalla sua conquista da parte dell’uomo, la Luna continua ad alimentare mitologie condivise da molte persone riguardo alla sua influenza su molti fatti terreni.

Ma alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, quali sono i reali influssi che il nostro satellite esercita sulla Terra e quanto invece è solo il frutto di mitologie sopravissute alla rivoluzione scientifica?

Influssi accertati:

L’effetto più evidente e maggiormente conosciuto di influsso lunare sulla Terra è costituito dalle maree oceaniche. La marea è un moto periodico di ampie masse d’acqua che si innalzano e abbassano con frequenza periodica (giornaliera o frazione di giorno). Sono fenomeni complessi che sono principalmente generati da due fattori: l’attrazione congiunta della Luna e del Sole sugli oceani e la forza centrifuga dovuta alla rotazione del sistema Terra-Luna intorno al proprio centro di massa.

Un fenomeno simile alle maree oceaniche interessa l’atmosfera terrestre. Con un meccanismo analogo a quello che fa muovere l’acqua degli oceani (anche se sono innanzitutto provocate dal riscaldamento dell’atmosfera da parte del Sole), anche le masse gassose dell’atmosfera possono spostarsi determinando le cosiddette maree atmosferiche. Tali maree possono determinare piccole differenze di pressione dell’ordine di qualche millesimo di millimetro di mercurio (la pressione atmosferica è mediamente di 760 mm di mercurio), che non riesce però ad incidere sulla climatologia, dominata da forze ben più importanti.

Un terzo tipo di maree sono le cosiddette maree terrestri. Il globo terrestre presenta nel suo insieme una certa elasticità e, sottoposto a tensioni originate dallo stesso meccanismo che origina le maree oceaniche e atmosferiche, può subire piccole deformazioni. Inoltre, le maree prodotte sulla Terra dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole possono innescare terremoti alterando la tensione sulle faglie (anche se i risultati di queste ricerche rimangono ancora dubbi).

L’unico effetto che è in grado di produrre la luce lunare da un punto di vista fisico sugli esseri viventi è un debole fototropismo (ossia la curvatura di una pianta verso uno stimolo luminoso esterno) su alcune piante, nettamente inferiore ovviamente a quello dovuto alla luce solare o alle luci artificiali.

Inoltre, alcuni organismi marini, ad esempio un particolare verme tropicale, sembrano avere un comportamento riproduttivo influenzato dalla luce lunare, riproducendosi solo durante l’ultimo quarto di Luna.

Influssi presunti:

In molte culture, soprattutto contadine, si ritiene che esistano profonde correlazioni tra l’attività lunare e le condizioni meteorologiche. Le variazioni di pressione prodotte dalle maree atmosferiche e la quantità di energia elettromagnetica trasportata dalla radiazione lunare appaiono però troppo piccole per generare effetti apprezzabili sulle condizioni atmosferiche.

Sono stati scritti innumerevoli trattati e creati veri e propri calendari che dettano le regole e scandiscono i periodi in cui seminare, tagliare, trapiantare, raccogliere, ecc., tutte le pratiche agricole insomma che comportano un’ottimizzazione del prodotto finale per il fabbisogno umano. Tutti i consigli forniti possono essere sintetizzati in una regola generale: “Tutto ciò che deve crescere e svilupparsi deve essere fatto in Luna crescente. Tutto ciò che deve arrestarsi e morire deve essere fatto in Luna calante”. Molte di queste credenze sono state sottoposte a verifiche rigorose, e in nessun caso sono emerse conferme attendibili. La luce lunare, ad esempio, pur essendo in grado di provocare tropismi (vedi sopra), è troppo debole per influenzare in modo apprezzabile la crescita di una pianta. Non sembra neppure ragionevole pensare che abbiano un’influenza gli effetti gravitazionali della Luna. Se fosse vero, infatti, si dovrebbero riscontrare differenze di accrescimento anche in orti che si trovano a distanze diverse da colline o caseggiati. Infatti, l’effetto gravitazionale di questi ultimi è senz’altro comparabile con quello lunare.

Discorso analogo vale anche per l’imbottigliamento del vino. Sembra estremamente improbabile che la gravità lunare (visto che nelle cantine la luce lunare naturalmente non arriva) possa influenzare le reazioni chimiche che determinano la qualità finale del prodotto. Si otterrebbero gli stessi risultati trascurando del tutto la Luna e guardando solo alle stagioni, alle condizioni atmosferiche, all’umidità, allo sfruttamento ottimale del terreno, alla salvaguardia dell’ambiente circostante, ecc.

Nel passato molte patologie venivano associate agli influssi lunari. L’esempio più noto è quello dell’epilessia, che veniva chiamata mal della Luna. Retaggi di queste antiche credenze si ritrovano ancora nel linguaggio attuale: un tipo volubile è detto lunatico e il cattivo umore viene indicato come Luna storta. Inutile dire che la medicina moderna ha destituito di ogni fondamento queste antiche credenze.

Un’altra correlazione diffusa è la durata del ciclo mestruale femminile in perfetta sintonia con il mese lunare. Tuttavia, analisi statistiche accurate hanno dimostrato che il ciclo medio femminile è di 28 giorni, con una grande variabilità che va da un minimo di circa 20 ad un massimo di circa 50 giorni. Il mese lunare è invece di 29 giorni e mezzo. La perfetta coincidenza salta del tutto e la somiglianza tra ciclo mestruale e mese lunare appare del tutto casuale.

Altra convinzione radicata è quella che riguarda la crescita dei capelli e delle unghie, che si ritiene crescano più rapidamente durante la fase di Luna crescente. Ben difficilmente la luce lunare o i suoi effetti gravitazionali possono influenzare le complesse reazioni biochimiche che determinano la crescita delle nostre strutture cheratiniche.

Cercare le periodicità e gli influssi della Luna è difficile da un punto statistico perché possiede molti moti, oltre a quelli che noi vediamo dalla Terra. Ma in fondo non c’è niente di male ad avere qualche piccola mania o abitudine, se essa non reca danno né a voi né al vostro prossimo. La Luna è così bella, così poetica, così importante per la Terra, che vale bene un occhio di riguardo.

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Quelli che…L’omosessualità è contro Natura.

10 Lug

“Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell’omosessualità, cose che soltanto gli umani riescono a fare, come avere una religione o dormire in pigiama.” Magnus Enquist, professore di etologia.

Due femmine dell’albatro di Laysan (Phoebastria immutabilis Rothschild, 1893). Le femmine cooperano alla costruzione del nido e alla crescita della prole quando scarseggiano i maschi. Credit: Eric VanderWerf.

Un crescente numero di studi sembra provare che l’omosessualità negli animali sia assai diffusa. Negli ultimi 15 anni sono stati documentati comportamenti che vanno dai giochi sessuali alla crescita dei cuccioli adottivi in coppie omosessuali di circa 450 specie, sia in cattività che in ambiente naturale.

Fino a qualche decina di anni fa l’omosessualità, osservata principalmente in animali addomesticati o esemplari selvatici tenuti in cattività, veniva bollata come una espressione anomala della sessualità animale (se non addirittura una patologia) e ricondotta a diverse cause scatenanti, come la presenza di individui dello stesso sesso confinati in una gabbia o in un recinto, o carenze o eccessi di ormoni sessuali o un difetto di informazione (imprinting errato) nelle prime fasi di vita di un animale. L’intensa attività di campo di biologi sta cambiando gli orizzonti, sollevando la cortina su questi comportamenti considerati “deviati” da una parte della scienza e della società e rendendo sempre più labile il confine tra omosessualità e eterosessualità.

Alcuni ricercatori sostengono che il comportamento omosessuale possa avere origine in quelle specie che hanno un’organizzazione sociale con dominanza maschile, proprio per affermare il dominio di un individuo su un altro. Altri suggeriscono che la funzione sociale del sesso (sia omosessuale che eterosessuale) serva a rafforzare le alleanze e i legami sociali all’interno di un gruppo. Altri sostengono che la teoria dell’organizzazione sociale sia insufficiente, perchè non spiega alcuni comportamenti omosessuali in quelle specie in cui gli animali scelgono come compagno per la vita individui dello stesso sesso e rifiutano l’accoppiamento con l’altro sesso, anche quando questo sia possibile.

 

Nei bisonti americani è stato osservato che i rapporti omosessuali sono più comuni di quelli eterosessuali.

I maschi adulti dei trichechi sono bisex: durante la stagione degli amori si accoppiano come da copione con l’altro sesso; nel resto dell’anno si trastullano invece con esemplari più giovani.

I maschi di delfini tursiopi sono generalmente bisessuali, ma vivono periodi di esclusiva omosessualità.

Nelle balene grigie le interazioni omosessuali sono abbastanza frequenti.

Il 40% della popolazione maschile di galletti di roccia, uccelli della foresta amazzonica, è coinvolta in attività omosessuali e una piccola parte di questa non si accoppia mai con delle femmine.

Nei cigni neri può accadere che un partner della coppia omosex si riproduca regolarmente, per appropriarsi dell’uovo deposto dalla partner e incubarlo poi con il compagno. I due possono, in alternativa, anche arrivare a scacciare dal nido la coppia eterosessuale, adottandone le uova; un comportamento osservato anche nei fenicotteri.

In alcuni zoo sono stati osservati coppie di pinguini maschi costruire nidi insieme, utilizzando una pietra come sostituto dell’uovo.

Negli elefanti, sia africani che asiatici, sono frequenti le monte tra maschi, associate a interazioni “affettuose”. inoltre, a differenza delle relazioni eterosessuali, che sono sempre di natura sfuggevole, le relazioni tra maschi possono durare anni.

Maschi di giraffa sono stati frequentemente osservati in interazioni come il necking, che ha sì la funzione di definire la gerarchia sociale dei maschi del branco e l’accesso alle femmine in estro, ma può accadere che i maschi coinvolti nello scontro si corteggino, arrivando ad avere un rapporto completo.

Sia maschi che femmine leoni sono stati visti interagire omosessualmente.

I Bonobo, una specie di scimmie strettamente collegata alla specie umana, sono molto attivi sessualmente. Gli studi, condotti sia in natura che in cattività, hanno evidenziato che la bisessualità tra queste scimmie è assai frequente e che circa la metà dei loro rapporti sessuali è con partner dello stesso sesso.

Da queste premesse nascono spontanee delle domande: se l’omosessualità è un comportamento usuale nel mondo animale, questo significa forse che è naturale anche negli uomini? E se l’omosessualità non è una scelta bensì l’esito di un incontrollabile impulso naturale, la si può bollare come immorale?

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